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Beth Harmon. La regina degli scacchi: quando il passato riemerge nel presente

Psicologo Psicoterapeuta - Analista Reichiano

La serie TV Netflix è al momento nella top 10 delle più viste in Italia e la sua protagonista Beth Harmon sta conquistando tutti. Osserviamola da un punto di vista psicologico

 

di Luca Giordani


In fondo c’è una Beth Harmon in ognuno di noi ed è per questo che la serie TV riscuote questo enorme successo. Impacciata ma attraente, dal passato burrascoso ma estremamente intelligente, dal vuoto affettivo ma dall’enorme talento.

Questo è ciò che caratterizza Beth: un nucleo profondo vulnerabile, rivestito da una genialità che la presenta al mondo.

In seguito ad una serie di eventi che riguardano il complesso rapporto con la madre ed un non-rapporto con il padre, finisce in orfanotrofio ed è qui che, mentre cerca ancora di adattarsi a questa nuova realtà, incontra Mr Shaibel che è seduto davanti ad una scacchiera. Per Beth quello con gli scacchi è subito amore a prima vista!

Prassi degli orfanotrofi dell’epoca, però, era la somministrazione di farmaci ai bambini e Beth ne sviluppa una dipendenza che si protrarrà anche in età adulta.

Ciò che rende affascinante la storia di Beth Harmon sono passato e presente a due velocità, un passato di sofferenze che si intreccia ad un presente di successo e questo riprende una sofisticata evidenza psicoanalitica: ogni persona è prodotto della sua storia! Ed ecco perché noi tutti abbiamo il carattere che abbiamo; siamo il prodotto delle nostre esperienze di vita, dal nostro “big bang” ad oggi. E questo è ben riprodotto ne La regina degli scacchi.

La storia travagliata di Beth mostra un vuoto affettivo che colma attraverso i calmanti. Ma perché proprio attraverso i farmaci? Che funzione hanno i farmaci che lei prende principalmente di notte o prima di giocare? Fungono da anestesia. Anestetizzano il “sentire” di Beth! Un sentire emozionale che non può permettersi poiché colmo di sofferenze, di dolore, di abbandoni. La calmano e la spostano completamente sull’altro polo, quello dell’intelligenza, della cognizione, dei calcoli, delle abilità mnemoniche.

Stessa funzione l’avrà l’alcol, che non solo la calma e ne anestetizza il sentire, ma la disinibisce e la libera. Libera energia, libera la rabbia. Ma per giocare a scacchi occorre un’estrema lucidità e l’alcol sarà più che altro una rovina (come lo è sempre se si arriva all’abuso). I calmanti, invece, le amplificano la cognizione, il livello oculare, la coscienza, la stabilizzano ma allo stesso tempo le creano una dipendenza, col tentativo di nascondere la sofferenza sotto il tappeto.

Ma che succede quando cerchiamo di nascondere i nostri fantasmi in cantina? Tempo di chiudere a forza la porta e ce li ritroviamo in salotto! Ogni qualvolta cerchiamo di negare le emozioni, queste tornano sempre da qualche altra parte: in comportamenti disfunzionali, in dipendenze (anche affettive), in dolori del corpo. Negare il nostro passato e rimuovere la sofferenza non è sempre la soluzione migliore e la Beth Harmon che esiste in ognuno di noi lo sa bene!

Beth ha ritrovato negli scacchi la sua sfera affermativa. In quella dimensione scopre il successo, l’amore, l’amicizia, la frustrazione, la capacità di rialzarsi dopo una sconfitta. Gli scacchi sono per Beth l’occasione di evolversi in qualcosa di più, rappresentano la possibilità di organizzare al meglio le proprie risorse per il raggiungimento dei suoi obiettivi. E sono convinto che ognuno di noi ha simbolicamente i propri “scacchi” nella vita.

Ma la regina degli scacchi impara anche un’altra lezione di vita, che riguarda ognuno di noi: possiamo avere le migliori strategie, fare i migliori ragionamenti, svolgere le migliori attività di calcolo o sforzarci in ottime riflessioni, ma se non introduciamo il “sentire emozionale” difficilmente vivremo una vita piena. Se non creiamo connessioni con le nostre passioni e con la nostra emotività, sarà la vita a mettere in “scacco” noi!

Assolutamente da vedere…

 

 

 

 

 

 

 

 

Tratto dalla visione di La regina degli scacchi – Netflix

 

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